TESTI

CANZONE SENZA TITOLO

Serata surreale in questo locale i nostri sguardi inciampano
Non ci hanno presentato, avrebbero dovuto   ma possiamo farlo noi
Perché la situazione, si deve sbloccare   mai vorrei un rimpianto in più
Una sigaretta,  rollata di fretta   tu frughi nella pochette

“Hai da accendere?” “Certo!”
“Qui sta per chiudere ma è presto
vorrei fare due passi
mi fai compagnia?”

Dopo pochi metri tu afferri il mio braccio e Neanche il tempo di chiedermi “ora cosa faccio”
In un vicolo buio ti senti al sicuro e scatta quel qualcosa mi sbatti contro il muro

Bocche umide,
Sussurrano parole che
Gettan benzina su di un
Fuoco che ormai è un falò

L’unica ragione a questa situazione Siamo due carnivori
È la tua camicia che come un sipario s’alza e questa è l’ouverture
Un bacio carnale, è un invito a ballare Un tango senza musica
Il tuo seno nudo, un desiderio oscuro l’equilibrio è instabile

Dai sbraniamoci
Non badiamo alle voci di chi
Passando potrebbe insospettirsi ai tuoi gemiti

Luce di lampioni c’è umido nell’aria, con i tuoi orecchini pigiati sulla guancia
Sento il tuo respiro che ora è un ansimare, anch’io son senza fiato ma dai non ti fermare
Siamo due pianeti su orbite distinte, che si sono scontrate invece che respinte
Manca solo un titolo a questa canzone Scusa mi potresti ripetere il tuo nome

CARNE E FEBBRE

Non sei passata senza traccia
non sei passata e solo andata
ricordo quell’estate come fosse ora
 
la semplicita’ dei tuoi difetti
l’evidenza degli effetti
della tua pelle sotto gli occhi di noi altri
 
dal cortile l’emozione e poi
sulla soglia senza veli lei
ammalata di vita
e’ carne e febbre lei
 
col suo corpo stretto intorno al mio
e quell’ansia di aversi in noi
cosi’ lontani dal mondo
siam carne e febbre noi
solo carne e febbre noi
 
la tentazione che lavora
il desiderio che divora
ho scommesso e perso sulla mia buona fede
 
e chi e’ senza peccato
forse non ha mai osato
o forse e’ solo il santo che non son mai stato
 
quelle mani incontentabili
di passioni inconfessabili
urlate dentro la notte
e’ carne e febbre lei
 
il desiderio che non puoi fermare
di quella carne che non puo’ aspettare
e trema sulle lenzuola
siam carne e febbre noi
solo carne e febbre noi
 
dal cortile l’emozione e poi
sulla soglia senza veli lei
vestita solo di vita
e’ carne e febbre lei
 
col suo corpo stretto intorno al mio
e quell’ansia di aversi in noi
vestiti solo di vita
siam carne e febbre noi
solo carne e febbre noi
 
e ora che cerco di far luce
e il mio lato oscuro piano si riduce
riaffiora a volte dolce il caldo di quell’estate

DALLA FINESTRA

Chino su sei corde mastica pietà
Dita sporche di una triste musica
Con un riff distorto cura la malinconia
Quella dei passanti, la sua ma non la mia

Per la strada un pettirosso isterico
Cerca in giro dosi di anestetico
Spicca il volo verso un nido che non ha
Tornerà domani con un’altra indentità

Mi chiedo se…
c’è qualcosa in più rispetto ai sogni che ho
per quanto mi sforzi penso sempre di no
ma è ridicolo

Passa il vescovo ad infliggere bontà
Ricoperto d’oro ostenta povertà
Si è creato un dio che vende se lo vuoi
Le sue ostie sono lame di rasoi

Da lontano seguo un’ombra magica
E’ un bambino in una bolla chimica
E’ al sicuro dall’incomber dell’età
ride all’idea che un giorno morirà

E’ sciocco ma,
ricordo che ero anch’io come lui
dalla finestra guardo gli animi bui
uguali a me

genocidi ad ogni incrocio infuria la battaglia
cuori pirotecnici eppure niente cambia
sfilano
bruciano
uguali a me

DOPO TUTTO E VERO

Ero lì da almeno un anno o tre
C’era un sole da finestra
Una gatta disonesta
Ed un flute con del caffè
Proprio al centro c’era lei
La mia Dama di corteccia ferita da una freccia
A colorare i mausolei

Proprio lei… coi suoi guanti di vetro
A chiedermi se… questo sogno è consueto e se mi sveglierò

Forse è l’assurdo che vorrei
Come un bisturi di pane
Stringhe di catrame
Scivoli dai Pirenei
Sfoglio dai miei occhi i petali
Vedo gli angoli più scuri
Vedo attraverso i muri
Anche quello che non c’è

È facile… È lì che mi riposo
Lì mi sento leggero
E dopo tutto è vero
A pensarci che scemo
E anche se a volte tremo, non mi sveglierò

Vortici di fiori e coriandoli
Nuvole di crema Chantilly

forse voi mai vedrete
Le mie stanze segrete
Ma perché non provate
Riuscireste a capire una canzone così

FOTOGENIA

Sei carne chiusa in bacheca
avvolta in lembi di seta
cadono dolci sui fianchi
m’ipnotizzano i tuoi occhi bianchi

Caleidoscopio ribelle
bambole di caramelle
per i tuoi sogni violenti
desideri incastrati tra i denti

Lascia che il mio occhio s’apra e si chiuda, s’apra e si chiuda al tuo schiocco di dita
Quello che vedo è soltanto un riflesso che aspetta un tuo soffio di vita

L’amore fatto di carne
La morte fatta di corda
su un palcoscenico verde
ecco l’uomo che si accende e si spegne

Il mondo chiuso in cantina
comunque messo in vetrina
sono i tuoi angeli obesi
a sostener i tutti i tuoi incubi appesi

Lascia che il mio occhio s’apra e si chiuda, s’apra e si chiuda al tuo schiocco di dita
Quello che vedo è soltanto un riflesso che aspetta un tuo soffio di vita

Materia molle e composta
aspetto la tua risposta
mi parli senza rumore
la tua grazia che distrugge il pudore

Un mattatoio barocco
pedine pronte allo scacco
Un’implacabile morte
trionfante nelle sue calze corte

Lascia che il mio occhio s’apra e si chiuda, s’apra e si chiuda al tuo schiocco di dita
Quello che vedo è soltanto un riflesso che aspetta un tuo soffio di vita

Cielo e terra allo specchio
cancello dell’universo
un orologio dipinto
spettatore dentro un sogno infinito

Eterni istanti d’argento
sfumati in schegge di tempo
altari per sacrifici
ricavati in squarci tra gli edifici

Lascia che il mio occhio s’apra e si chiuda, s’apra e si chiuda al tuo schiocco di dita
Quello che vedo è soltanto un riflesso che aspetta un tuo soffio di vita

GIACOMO

È solo Giacomo
Vecchi libri intorno a lui
Da loro impara la vita
Ma non a vivere i tempi bui
La servitù bisbiglia
Lungo i corridoi
Silenzio Giacomo…
Studia ancora un po’

Madre di cristallo
Rigore e autorità
In cassaforte c’è un sogno
La sua penna è libertà
E ha trovato la combinazione
Nei versi di una poesia
Ti prego Giacomo…
Fuggi da lei

Silvia o Silvia mia
Lascia tutto e vieni qui
Vedi quell’ombra al balcone
Il suo sorriso dice “sì,
Sei l’unica speme
Nella mia routine
Silvia, cosa fai?
Devi già andar via?”

Nei salotti buoni di Roma
Riecheggiano poesie
Ognuno dei suoi versi
Si intreccia in melodie
Si affacciò sul mondo e disse
“Lo raggiungerò”
Nessuno apri la porta…
Quando se ne andò

Luna Amica mia
Che segui il claudicare
Del mio spirito malconcio
Che non sa dove andare
Allunghi le ombre
Sulla mia scrivania
Scusa, mi presento…
Giacomo, il poeta

In un letto Giacomo
Sogna la realtà
Tossisce i suoi appunti
Eppure non lo sa
Che tra quelle righe
C’è l’immortalità
Dormi Giacomo
Riposati un po’

GUENDALINE

Perso a Barcellona
un boccale secco mi fa compagnia
e forse oggi parlerò di te amor
o del caldo fottuto che fa quaggiù
sì il sole picchia e tutto è in fiamme
ma la mia mente è immobile ed il mio cuore in panne

hey ero qui anche ieri sera
porta un altro giro Guendaline
qualcosa che possa consolare questo gatto randagio in fuga
porta un altro giro Guendaline
Guendaline

Barcollo fuori in Ros de Olano
ma so benissimo quel che accadrà
il mio danzare ramingo conduce altrove
a qualche astuta gattina
oppure ancora a bere

hey ero qui anche ieri sera
porta un altro giro Guendaline
qualcosa che possa consolare questo gatto randagio in fuga
porta un altro giro Guendaline
Guendaline

IL VIAGGIO

Quella è la strada, ormai è ora di andare
“La prossima tappa?” Da verificare
Arriveremo a Santiago io e te
Perché è quel che ci meritiamo
L’alba… Si alza… E sveglia il tuo primo sorriso
Per chi… fugge… Santiago è abbastanza lontana

A Barcellona ci accoglie la Rambla
Mi lancia una sfida, imbracciar la chitarra
Il mio Amor ha un quaderno di amare poesie
Che sanno di abbandono e riscatto
Poche… Note… E ci invita a rimaner tra le sue braccia
Whisky… Soda… Cuciamo il mattino alla notte

Una deviazione, se la chiamate tale
È solo perché forse non sapete dove andare
Malaga in festa ci ha aiutato a guarire
La vita ubriaca che ci ha fatto partire
Nella… Piazza… Tra nacchere e scialli svolazzanti
Spiego… Le ali… Domani voleremo via da qui

Ecco Santiago, agognata visione
Mi accorgo sei solo una destinazione
Forse del viaggio conta la partenza
Il resto è ricerca dell’essenza
Ogni… Passo… Ci sfida a non sentire la stanchezza
Oh… Santiago… Cosa arriverà dopo di te?

IRENE

Irene chiude la porta
lo zaino sul letto
Pochi libri, una felpa e lo stick del rossetto
Un quaderno in cui scrive per non parlare
Nelle orecchie la musica per non ascoltare
Quello che le dice la sua età

Irene allo specchio,
scosta la frangia, ride un momento
ma capisce lo sbaglio
un suono le dice che qualcuno la cerca
lasciate un messaggio, Irene spaventa e di questo si vanta
E rivede la vita degli altri al contrario
Se ti nascondi, vuoi farti trovare

Irene battezza il dolore
allarga le gambe e accende il motore
Spalanca la bocca, alza il volume
Non vuole l’amore… “NON VOGLIO L’AMORE
Con i miei pochi anni, i miei 18 anni ma sono più forte
Dimentica il presente fino a domani

Disegni viola sulle tue braccia
Dei tatuaggi che sembrano macchie
A sporcare il tuo corpo di angelo
Prigioniero del solito angolo
Ma le lacrime valgono niente
Il tuo gridare che incrina i denti
Il sapore della tua rabbia
Chiusa a chiave dentro una gabbia
Con il nero delle tue lacrime
Scriveremo poesie malinconiche
Per poi leggerle solo di notte
Quando il giorno pian piano si fotte…

LA DAMA DEL FIUME AZZURRO

Un borgo a tinte seppia e di fronte il ponte Vecchio
Col Ticino placido a far loro da specchio
Ti guardano passare nella tua danza immobile

Il tuo portamento regale e irriverente
Seguito ad ogni angolo dagli occhi della gente
Rapita e affascinata svanire nei vicoli

Tra preghiera e tormento
Cattedrali scolpite dal tempo
Ai satiri allunghi la mano
In un gesto tra sacro e profano

Dentro i vicoli stretti
lastricati dal cranio dei teschi
ti inseguo tra oscuri meandri
in cui la mia mente ti perde

Riconosco la tua voce nelle risa dei monelli
Si inseguono le rondini nei tuoi capelli
All’ombra delle torri che svettan fino al cielo

Ricordo passeggiate nel cuore della notte
Danzando lungo i viali schivando foglie morte
Al dolce sciabordare cantato dal naviglio

Sono stato sedotto
Da una donna che a stento conosco
Sei altrove e ti sento lo stesso
il nostro futuro è adesso

Perderemo le notti
in osterie tra risate e singhiozzi
Poi svanisci e diventi un sussurro
Sei la Dama del Fiume Azzurro

Alla corte di un re longobardo
In un riflesso mi abbaglia il tuo sguardo
La sua sagoma infesta i miei sogni
Lei seduce tutti i miei bisogni

LA FINE FANTASTICA

Ho ancora bisogno
di vino e poesie
del tuo modo ingenuo e dolce
di dire bugie
 
dei chiodi tra i denti
la lingua di jeans
ti servono ancora dici
per darmi del tu
ma chi sei ?
 
credimi, è semplice
gli avvoltoi so che vuoi ti accarezzino
 
ho perso gli occhiali
che mi hai dato tu
li avevo sul braccio e credevo
di pianger di più
 
la maschera serve
ad avere un’idea
di quello che provo quando
t’impunti e poi subito cambi idea
 
sei con me, un incubo
perderai anche cambiando le regole
sognerai la fine fantastica che avrai
chiudimi nei tuoi ricordi e dimentica

LE CONFESSIONI DELL’ARCANGELO GABRIELE 

Scarna piuma di polvere sento vibrar la tua voce
Questa notte atroce ha schegge di vita per noi

Angelo chino sei grigio dietro un sipario di cenere e fumo
Ascolterò per capire mentre la piazza si macchia di foglie
Spietato il vento accompagna i ricordi e mi suggerisce le rime
Sciogli la voce che ti gela in petto e raccontami la tua ruggine

Vedi amusico frivolo taccio una vita divisa la mia pelle è incisa
Dal cuore, dal sangue e dal tempo

Ero uno scudo un padre al contrario un alchimista di umori
Un monaco con un rosario a tamburo e preghiere col silenziatore
Incise su una piastrina che porto al collo in segno d’onore
L’orrore vissuto non mi può scalfire e a lungo ho imparato ad amarlo

Ma dimmi come interroghi i sensi quando perdi i tuoi occhi nel cielo
Il tuo sguardo severo si accende quando parli di lei

La gabbia di sabbia era aperta e due belve annusavano il sangue nell’aria
La mia gamba pianse dolore lei cadde in silenzio quasi a chiedere scusa
Cavalcai la rabbia e scovata la tana composi un assolo di lama
Ebbero nuovi occhi che piansero rosso pur restando chiusi

Sulle rive di un lago riposi il tuo animo inquieto
Il tuo mondo segreto si muove su ali di falco

Quanto varran le medaglie di fuoco che a grappoli porti sul cuore
Rispetto agli affetti lasciati per strada e ai legami strappati con furia
Scomparirai ai primi lampi dell’alba lasciandomi solo il ricordo
Questa canzone è uno scrigno di note e tu sarai il mio gioiello

L’INDECENTE

Sai che impudenza…
La pretesa di cantare una canzone originale
Ma io me ne onoro
Ed esco dal coro
Delle voci qualunquiste di morali perbeniste
meste e nefaste
E’ differenza o è indecenza?

io vedevo
io vedevo
io vedevo e stravedevo per la rossa che passava nella stanza quasi fosse una tempesta
ed il cerchio alla testa viene a me
quando penso a quanto è bello cedere
quando penso è la vita vorrei
quando penso voglio stare insieme a lei

io morivo
io morivo
io morivo e arrossivo per la mora che ammiccava a distanza all’altro lato della stanza
ed il cerchio alla testa non va via
già mi sento in odore di follia
Gia’ mi sento è la vita che farei
Gia’ mi sento voglio stare insieme a lei

Non perderei
1 minuto del mio tempo a fuggire il mio tormento
E sia quel che sia
Sai che euforia il dolore di un amore quando nasce quando muore
Quando cede all’ardore
E’ divertente quello che chiami indecente

Io contavo
Io contavo
Io contavo e ricontavo della riccia ogni riccio un capriccio ogni mossa una promessa
Ed il cerchio cinge tutta la città
In cui trovo 1000 delle mie metà
In cui penso è la vita che vorrei
In cui penso voglio sempre e solo lei

Io non vorrei
Che fosse male interpretato quel che dico quel che faccio
Ma sai che farei
Io abbraccerei
Il mondo intero in un amplesso per amore e non per sesso
Immagina che spasso
E’ inusuale quello che chiami volgare

io cadevo
io cadevo
io cadevo fra le gambe della vita a ogni discesa una salita ogni notte un’altra amica
sai c’è chi mi taccia oggi di indecenza
perché canto vivo e godo ad oltranza
ma questa è la vita che farei
e ormai lo sai io vorrò sempre e solo lei

MARE SCURO

Son cresciuto a cavallette e zanzare
grosso modo quel che c’era da mangiare
Ed al posto dei balocchi il sudore non bastavan mai le braccia non passavan mai le ore
E mia madre che sa sempre cosa fare che pàrtoriva figli per mandarli a lavorare

Ma mio padre aveva tutto un suo spessore
Si potrebbe anche dire un sognatore
Mi parlava di un europa oltre il mare con tanta foga che il suo sogno mi trovai a ereditare
Sognava sempre una barca sul mare scuro con la prua già rivolta dritta verso il suo futuro

Pochi soldi ben nascosti nelle scarpe
Agadez è un convoglio che già parte
In 120 sopra un camion sotto il sole a toccarsi i coglioni quando arranca il motore
Che il deserto è un assassino senza cuore è un cimitero dove presto o tardi tutto muore

Per chi arriva dal deserto l’oasi è vita
Ma dirkou x alcuni è una ferita
i soldati sanno bene come fare e se ti lascian senza soldi non puoi andare né tornare
E te la scordi la tua barca sul mare scuro con la prua già rivolta dritta verso il tuo futuro

Alla frontiera incontro un tipo originale
pelle chiara nome curdo inusuale
È un italiano che si finge orientale che fa il nostro stesso viaggio per poterlo raccontare
A chi fa solo viaggi di piacere a chi potrebbe anche capire e preferisce non sapere

Dalla fame alla Libia ho camminato
Per finire in una cella torturato
 Un passatempo dei soldati un rinnegato con talmente pochi amici che anche il suo dio lo ha abbandonato
Ma il mio vicino fissa un luogo che non vede ha cicatrici un po’ ovunque ed un sorriso che non cede

Ed ora che il continente ho attraversato
E finalmente il mio scafista ho trovato
C’è chi dice che partire è un po’ morire ed a me tutto sommato non mi pare poi sbagliato
 È una bagnarola che si staglia al chiaroscuro con lo scafo già rivolto dritto verso il mio futuro
Ma io vedo una nave sul mare scuro con la prua già rivolta dritta verso il mio futuro

MERITI

non riesco piu’ a trovar la mia bussola
e non riconosco la via
non so piu’ chi sono gli amici veri
e non so piu’ chi sono io
cosa vuoi da me?
che cosa vuoi da me?

il cerchio si chiude con le tue parole
che hai scelto qui per farmi male
per colpire a fondo stupire di nuovo
con frasi che neppure pensi
cosa vuoi da me?
che cosa vuoi da me?

non ti do le emozioni
che vorresti tu
solo rabbia che usi per
avvelenarmi le idee
e non importa se in fondo
hai ragione tu
non mi merito meno
non mi meriti tu

ascolto distratto quello che mi dici
che in fondo non conta poi tanto
io si’ le conosco le tue ragioni
e tu no non conosci me
cosa vuoi da me?
che cosa vuoi da me?

non ti do le emozioni
che vorresti tu
solo rabbia che usi per
avvelenarmi le idee
e non mi importa se in fondo
hai ragione tu
non mi merito meno
non mi meriti piu’
l’unica cosa che conta e’ quel che vuoi
ma quel che vuoi non e’ piu’ affar mio

MY SWEET FRIEND

It’s hard to be myself sometimes
‘Cause life is wierd to me
You always have a hear to lend
Cos you know how I feel
My sweet friend
I love the way you care
Bite my bad
And spit the best of me
And in the end my friend
You’re what I need

And when I hate myself to die
I really can’t understand
Why you’re always by my side
I love the sound of your lies
My sweet friend
Add-in a spoon of truth
Mix it up
Rise glasses, cheers to us

I invited you one night
I served your favourite wine
We chatted for a little while
I watched you fell a-sleep
I cut your chest
and dried your blood away
Roasted flesh
Your kindness tastes so sweet
And in the end my friend
You’re a part of me

NIENTE DA AGGIUNGERE

sai bene che non c’è
niente da aggiungere
 
apri il sipario su di te
ti metti in mostra come un re
e cosa importa che tu sia
estro musica e follia
se è illusione e non magia
ti stringo un po’ e volo via
 
ti riconosco l’energia
la forza indoma che dai via
             
ma ciò che conta è solo te
con fede industruttibile
il tuo ego è utile
come un vuoto a rendere
è una storia senza età
raccontata a metà            
 
porti addosso un chissa’ che
un aura indiscutibile            

se il mio orizzonte scompare
dietro nubi gravide
crei distanze tra me e te
incapace a crescere
cambia il vento ma tu no
cresce il vento e tu no

quando vuoi sai esser qui
ma sai anche perderti
dietro piccole bugie
dietro sciocche ipocrisie
e’ la tua malattia
ti stringo un po’ e volo via

RICORDERAI IL MIO NOME

Forse un giorno penserai a me
Ricorderai il mio nome
A quel giorno in cui me ne andai
Fuggendo dal tuo amore
Il panorama cambiava anche se
Dentro me tutto era uguale
Noi due maledetti da un dio
“Mai insieme mai lontani”

Ti ho lasciato una foto di noi
Eri felice, fanne quello che vuoi

Ed ho perso il senno in fondo a un Moscov Mule
O in qualche intruglio strano
E la mia anima è sempre più
Un osso masticato
Ti ho chiusa dentro mille favole
Che recito a memoria
A tutti gli angeli caduti nei pub
Accanto a me al bancone

Penso a te e canto sempre quel blues
Per questo in giro mi chiamano il Malmustus

“Ring a ring of Rosie”
E alzo il mio bicchiere
Nelle taverne di ogni città
Si cantan le mie storie

“Ring a ring of Rosie”
E brindo a te
Nelle taverne di ogni città
Si cantan le mie storie

TRE COLPI

Ho ancora tre colpi
Quello a salve lo tengo per te
Hai chiuso i tuoi cardini
E hai la calma già spenta da un po’

Credi a tutto solo per poter parlare ancora di noi
E non pensi che se scrivo non lo faccio per te

Respingimi forte
Vedrai quello che non capirai mai
Sentenzia ed umiliami
Avrò quello che volevo da te

Sei la sola stella che si incrina quando brucia di più
Sarai lacrime per gli scherzi della tua ingenuità

Raccogliti in nuvole terse e diventa pioggia per me
So che riuscirai a fraintendere tutto ciò che dirò
Dai sporcami il cuore una volta di più

Acceco i tuoi stimoli
È l’inganno la fortuna fra noi
La ruggine avanza
Ora credo anch’io alle tue favole

Resta da capire con che arma infine mi ucciderai
Sai che è inutile se ti illudi certo mi perderai

Raccogliti in nuvole terse e diventa pioggia per me
So che riuscirai a fraintendere tutto ciò che dirò
Dai sfondami il cuore tu che hai visto dov’è

IL MOSTRO

La luce bassa che schiuma il sentiero sterrato
L’afa distorce i contorni e modifica i suoni
Le biciclette si inseguono di desiderio
Lo sferragliare è un incedere di campanelle

Al traguardo lanciare i destrieri tra le margherite
All’ombra di un melo intrecciati come edera e vite

Da come si muove sarà una seconda abbondante
I fianchi che ondeggiano rubano lucidità

S’un prato che sembra un mare di primavera
La gonna è soltanto una nuvola di vanità
Pensa che bello se il fiume iniziasse a cantare
La blusa è un bocciolo di donna ma schiuso a metà

Uno scherzo ingenuo corruccia e arrossisce il tuo viso
Un pizzico, un altro poi ancora verso il paradiso

Riesco a intuire i contorni del suo reggiseno
Chissà se con quella sua bocca dirà oscenità
Scivolo come una serpe alle spalle del melo
Un mostro è mostruoso se in cerca di serenità

Ora l’arbusto è un’insegna di macelleria
Due bambole di pezza a pezzi gettate un po’ a caso
Negli ultimi istanti chissà se si sono guardati
Complici un’ultima volta nel chieder pietà
Il mostro che dopo l’attacco si è già assopito
Ma copre il suo viso, trasale e poi se ne va